Ho sonno ma non riesco a dormire. Penso a Cavallo Pazzo – perchè? – e autogiudico le mie battaglie. Mi chiedo se, anche adesso, facciamo onore ai condottieri che ci ispirano. Siamo stati in grado di non mollare mai gli avamposti oppure siamo solo dei poveri disperati nella neve e nella tormenta che sperano di essere graziati da un miracolo che non arriva mai? La notte è fredda per chi aspetta, in fondo è buio per chi non sa esattamente se tutto quello che ha sentito davvero poi accadrà.
La mattina, mentre faccio colazione, c’è la voce di David Bowie.
Ground Control To Major Tom.
È l’universo adesso che lotta per noi, qui incapaci di fare la prossima mossa eppure certi di continuare ad ogni costo.


Ci pensa il ciclismo a mettere la sua solita mano su tutto, amore incarnato che toglie e che dà senza preavviso. Ancora una volta, sappiamo di non poterci allontanare fino a che avremo capito fino in fondo, finché saremo di nuovo interi. Chiaro e luminoso è il circuito dove il lago luccica come le fusoliere degli aerei nel cielo limpido e il blu sembra il colore dei sogni.
Qual è il tuo?
Lo dirò in un orecchio, lo dirò sottovoce perchè intorno sarà tutto silenzio e potremo sentire persino i sospiri.
Sventolano le fettucce nell’aria che sembra quella di aprile. Per ogni calvario c’è una salvezza e chi ci corre in mezzo lo sa, tra l’odore acre della benzina e il rumore martellante delle motoseghe, tra quelli che ti gridano per arrivarti dentro il cervello, a rimuovere quell’ultimo freno inibitorio che ti resta per correre davvero libero.
Va il sangue nella direzione che hanno detto le stelle. Va la testa verso il poema scritto per noi. Breve e intenso come un telegramma che annuncia un arrivo. Breve che si può uscire fuori e vedere che nevica o c’è il sole, fa lo stesso. È una bella giornata.

Mentre i guerrieri si prostrano sfiniti sull’asfalto, cercano l’aria per respirare dopo lo sforzo, si lasciano prendere per le ascelle come bambini prima del sonno, sanno che il loro posto è lì, dove sempre potranno trovare il conforto per le loro sofferenze – piccole o grandi che siano – e risorgere dai loro lamenti. Come in una grande pagina delle Scritture, siamo certi che possiamo – anzi dobbiamo – sperare sempre.
Sul lago c’è una striscia d’argento adesso, gli aerei hanno una doppia coda come le comete.
Non voglio vincere cento battaglie. Me ne basta una che sia indimenticabile.